Una volta le case si facevano così

La prima volta che mi trovai davanti a questa casa, fu tre anni fa. Stavo camminando per il quartiere di Alfama e la vidi. Splendida. Unica nel suo stile. Il profumo dei panni stesi fuori e la particolarità dell’architettura colpirono immediatamente la mia attenzione. Rimasi un bel po’ davanti a questa casa, ero stregata.

Da lì a poco, passò un ragazzo che mi vide persa nei miei pensieri e mi disse: “Precisa de ajuda”? Tornai subito in me e gli risposi: “sì grazie, ho proprio bisogno d’aiuto, sai dirmi qualcosa su questa casa?” Lui sorrise, e mi disse che mi trovavo davanti alla casa piú antica di Lisbona. Un brivido scese lungo la mia schiena. Lo ringraziai e mi fermai ancora un attimo.

Questa casa era davvero sopravvissuta al terremoto del 1755? Come aveva fatto a rimanere in piedi? Che persone ci avevano vissuto, e soprattutto chi ci viveva oggi? Milioni di domande iniziarono a balzarmi in testa. Avrei voluto chiedere di più a quel ragazzo, ma lui, nel frattempo, se ne era andato. Così rimasi sola, sola con tutte le mie domande.

Tornai a casa e lessi, che pochissime erano le case che erano sopravvissute al terremoto del
1755, che molte, furono poi distrutte con il tempo, e che la casa che avevo appena visto in Rua dos Cegos era proprio stata identificata come l’edificio più antico di Lisbona. Era proprio lei, che meraviglia!

Chissà come un tempo quella casa veniva vissuta e soprattutto come le persone vivevano in quel quartiere. Vorrei per un attimo fare un viaggio del tempo. Perché? Perché vorrei vedere tutto questo con i miei occhi, per rendermi conto di quanto è cambiato.

Anche i muri di Alfama sanno di “Saudade”. Nostalgia di quello che fu, e che oggi, purtroppo, non c’è più.

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